frutta antica autoctona e ulivo parmense frutta antica e ulivo parmense
AZIENDA AGRICOLA

Via Scipione Stirpi – Mirani, 161
43039 SALSOMAGGIORE T.
PARMA
Tel 0524 376130
E-mail: annamaria@colleriostirpi.it
emoschini@alice.it

P. IVA 02089560342

 
ulivo parmense
 

AGRICOLTURA BIOLOGICA.
LE PRODUZIONI BIOLOGICHE DELL’AZIENDA SONO CONTROLLATE E CERTIFICATE DALL’ ASSOCIAZIONE “SUOLO E SALUTE”.

I PRODOTTI dell’AZIENDA

Uva: l'azienda da sempre vinifica solo le uve prodotte nei propri vigneti in quantità modeste e con grande qualità del vino. Nei vigneti sono coltivate varietà di uve atte alla produzione di vini a denominazione IGP Emilia e DOC Colli di Parma. Sono in coltivazione anche vecchie varietà di uve da tavola e da vino: bianca dal Pret, crova, fortana, frambo, saslà, lugliatica ed altre ancora.

Frutta: sono piantumate solo varietà autoctone antiche innestate direttamente in azienda : peri, meli, susini, ciliegi e fichi. Sono coltivate anche piante di giuggiolo, nespolo, corniolo, melograno e uve da tavola. Le varietà di frutta sono disponibili durante tutto l’arco dell’anno da fine primavera all’autunno.

Olivi: anche le piante di ulivo provengono da alberi presenti sul nostro territorio da centinaia di anni e quindi adattate al nostro ambiente ed al suo clima. La storia racconta che l’obbligo di piantare gli ulivi, imposto ai contadini dalle autorità di allora, risale circa all’anno 1250 - queste varietà di ulivi hanno quindi un’età di oltre 750 anni. Con le nostre olive produciamo olive in salamoia ed olio extravergine.

Verdure: negli anni si sono recuperate diverse varietà di zucche coltivate da tempo sul nostro territorio: americana, borettina, marina di chioggia, butteraut ed altre ancora.
E’ stata recuperata anche una varietà di carciofo spinoso, utilizzato e mantenuto in azienda in pochi esemplari da tempo imprecisato, che alcuni tecnici affermano sia una varietà specifica del parmense.
Sono poi in coltivazione anche zucchine, patate, fagioli e pisello.

Il terreno di vigneti, frutteto e uliveto non viene lavorato meccanicamente, ma mantenuto inerbito totalmente per tutto l'anno con essenze, sia seminate che spontanee. Queste erbe vengono sfalciate e triturate in campo, per aumentare la sostanza organica a disposizione delle piante, ottenendo minore produzione ma una maggiore qualità delle stesse senza l'uso di concimi chimici. La difesa di tutte le colture: uve da vino e da tavola, frutta, olive e verdure, viene attuata con l'uso di mezzi agronomici e biologici conformi ai disciplinari relativi, con l'assistenza tecnica fornita dal Consorzio di Difesa Fitosanitaria di Parma.


l'Azienda Agricola Colle Rio Stirpi di Moschini si occupa della salvaguardia di alcune specie di frutta antica in via di estinzione e della coltivazione dell'ulivo parmense

>>PRODOTTI  DELLA BIODIVERSITA' VEGETALE AGRICOLA LOCALE <<

in  QUESTA  PAGINA  si TROVA  in TEMPO  REALE  

 L'ELENCO  dei  PRODOTTI  DISPONIBILI CON VENDITA DIRETTA   in AZIENDA

E' CONSIGLIABILE LA PRENOTARE ESSENDO LE QUANTITA' LIMITATE

>>> la frutta, gli ulivi e la verdura  sono solo di varietà autoctone antiche, a rischio di estinzione, recuperate in anni di lavoro da papà Angelo e che ora coltiviamo con successo in azienda. 

In totale gli alberi di frutta autoctona antica, viti e ulivo superano i 300 esemplari  :

****I FRUTTI PERDUTI****  

L'AZIENDA E' AGRICOLTORE CUSTODE

PRODOTTI :

descrizione:
solo DA PRODUZIONE BIOLOGICA e INTEGRATA

VINO 

E' DISPONIBILE IL VINO DELLA VENDEMMIA 2016

vendita sfuso in damigiana (finita)

nelle varietà locali: barbera, bonarda, malvasia-moscato 
***contattateci***
CARCIOFO di SALSO
- varietà coltivata in loco dal 1700 

 la raccolta dei carciofi è finita ed ora si possono gustare solo in agriturismo

PATATE

stiamo raccogliendo le patate novelle....VI SERVONO ????

PERE

sono finite le pere Colar e San Giovanni  -ora raccogliamo le buter e le sburdacion

MELE

siamo alla fine della RACCOLTA della MELA SAN GIACOMO - una ottima mela estiva  ------ prenotare!!!!

stanno iniziando a maturare le tante altre varietà di pere e mele di una volta......

 UVA

 anche varietà autoctone antiche - inizia la maturazione delle uve da tavola.

 FICHI/SUSINE

   i fichi li utilizziamo noi per fare le marmellate.

FARRO 

 IN AZIENDA:  sono disponibili in confezioni sotto vuoto :

->FARRO DECORTICATO

->FARINE di FARRO, Tipo 1, 2  e Integrale.


MACINATE A PIETRA.
tutte con germe di grano integrale

TACCHINI 

>>> In   azienda  si  sta   recuperando   una   vecchia    razza   di   TACCHINI   in   via   di   estinzione:  

il TACCHINO di PARMA e PIACENZA
>>> I Tacchini con peso vivo dai   3,50  ai  5,50  Kg/cad.  sono allevati al pascolo ed alimentati con mais, frumento, farro ed orzo prodotti in azienda. 

OLIVE 

SONO DISPONIBILI le OLIVE in SALAMOIA

MIELE 
 

NESPOLE / GIUGGIOLE


 OLIO

e' disponibile l'olio nuovo del 2016

il nostro OLIO EXTRAVERGINE DEGLI STIRPI!!..... è un "blend" ottenuto SOLO ed esclusivamente da olive di varietà autoctone antiche coltivate in emilia dal 1200, recuperate dalle piante madri con talee ed ora in produzione nel nostro uliveto, nelle varietà:
tabiano - vernasca - viazzano - mulazzano - fornello - cevola - montelocco.

**** IL PARERE DEGLI ESPERTI : ha un gusto tenue e delicato, fondamentalmente dolce con appena percettibili note vivaci di amaro e piccante.

                                ---4.

*****1) Storia della coltivazione dell'ulivo in emilia occidentale,  a Scipione e dintorni :

La storia della coltivazione dell'ulivo nella Pianura Padana, dai Colli Euganei all' Appennino tosco-emiliano si perde nei  millenni sempre strettamente legata all'evolversi e al modificarsi del clima, sopratutto negli areali lontani dai grandi laghi del nord (Garda, Iseo, Maggiore) o dal mare Adriatico, quindi in zone con un clima non mitigato nel periodo invernale dalla presenza di questi grandi bacini.               Infatti l'ostacolo maggiore alla coltivazione dell'Olea europea nei nostri areali è rappresentato dalle possibili basse temperature anche se raggiunte per tempi brevi.             Le gelate con brina o peggio ancora con vetro- ghiaccio che persistono per ore o giorni sui rami delle piante, come spesso avviene nelle fredde giornate di nebbia della pianura padana, oltre a compromettere le gemme a fiore poste sulle piccole branche secondarie e quindi la fruttificazione dell'anno in corso, determinano anche il gelo dei rami più vecchi della chioma, spogliandola, infatti il gelo provoca la fessurazione della corteccia dei rametti gelati che si distacca dal legno sottostante facendo seccare le branche e mettendo in sofferenza tutta la pianta che poi per riprendersi, se   mai vi riuscirà, impiegherà anni con gravissime perdite della produzione di olive.

Le piante più piccole  possono gelare totalmente; vedi l'inverno 2011/2012 ... (che fù per l'Italia anche il catastrofico e insulso inverno del governo Monti-Fornero & Co.), quando per diverse volte gelò e gli ulivi soffrirono alquanto.  

 Ma ora torniamo alla nostra storia:  Il periodo storico di maggior espansione della coltivazione dell'ulivo nell'Emilia occidentale è compreso fra la metà del 1200 ed il 1400, anni in cui si registrò un graduale innalzamento delle temperature su tutto l'ambito territoriale padano.     

 In quel periodo, pur permanendo molte difficoltà a reperire l'olio a causa del persistere della pericolosità delle vie di comunicazione con le alquanto distanti aree di produzione della Toscana, della Liguria e della riviera Adriatica; vi fu un consistente aumento del fabbisogno di olio con il diffondersi del suo utilizzo per illuminare gli ambienti privati di castelli e ville;  i luoghi pubblici come strade cittadine e palazzi del governo, oltre che i luoghi religiosi (chiese).

Queste furono le motivazioni per cui si diffuse sulle colline emiliane, a ridosso dei nuclei abitati posti nei pressi dei castelli e degli edifici religiosi, la coltivazione dell'ulivo con ampie superfici investite a tale coltura  fino a circa i 400 m. di altitudine.

Famoso è l'editto promulgato nel 1258 dal Podestà e Signore di Parma Gilberto da Gente che rendeva obbligatorio per tutte le VILLE (cosi' erano chiamati allora i paesi) delle colline parmensi la messa a dimora di almeno 20 ulivi in quell'anno e di altri 10 per tutti gli anni a venire.                   

 Eccellente testimone di tali piantagioni di ulivi è il resoconto dello stato di fatto di tutte le Ville del Ducato riportato nell'Elenco Topografico del Ducato di Parma e Piacenza,  redatto nel 1832/1834 da Lorenzo Molossi, Funzionario della Duchessa Maria Luigia,     Nel quale tra l'altro  è riportato quanto segue: 

>> a pag. 476 ---SALSOMAGGIORE........oltre a' summentovati pozzi del sale sono da mentovare i terreni di qualità mediocre che possono meritare una più accurata coltura, non poca quantità di essi sono incolti ......i principali prodotti del suolo sono frumento frumentone,fava, farro, uva, ottime frutte di varie sorti e i carciofi...... gli ulivi presentemente in poca quantità, potrebbero forse meritare le sollecitudini dell'agricoltore.........  

>> a pag. 506 ---SCIPIONE .....posto sulla costa destra dello Stirone, già florida d'ulivi

>> a pag 591--- VIGOLENO.....il suolo produce grano, vino, frutte, specialmente quella costa che sta a sin. dello Stirone, nella quale un tempo vegetavan si belli gli ulivi......

Purtroppo agli inizi del 1500 cominciò un periodo in cui le temperature diminuirono fino a culminare nel 1709 con fortissime gelate e temperature che scesero sino a 17 gradi sotto zero, con conseguenze facilmente intuibili non solo per l'ulivo che inizia allora ad essere sostituito dalla coltivazione dei cereali e della vite, senza più riprendere vigore nei decenni successivi, tanto che fra gli agricoltori se ne perde la memoria pur restando sul territorio a testimonianza della sua passata  presenza diverse piante secolari uscite indenni sia dai rigori del gelo che dalle accette dell'uomo.         Dalla vegetazione di  questi esemplari centenari si è ripartiti realizzando talee per avere le piantine del nuovo impianto. Per avere le nuove piantine si è scelto questo metodo perché in caso di gelata della pianta,  dai ricacci delle radici ricrescerebbe la stessa varietà di ulivo, mentre utilizzando l'innesto i ricacci sarebbero solo selvatici.


 *****2) Storia della coltivazione del CARCIOFO di Salsomaggiore

Nel resoconto di cui sopra, Lorenzo Molossi scrive anche:

>> a pag. 476 ---SALSOMAGGIORE..........Vi si coltivano molto i carciofi de' quali si fa spaccio all'estero.(cioè negli stati confinanti)

>> della produzione di carciofi fa poi ancora menzione nell'anno 1861, lo studioso David Rabbeno, nel "Saggio di statistica Comunitativa" del comune parmense di Salsomaggiore, dove a pag 71 riporta :

..........La coltivazione  del carciofo è costosa, e richiede maggior lavorazione che il frumentone (granoturco); tuttavia quando il terreno su cui si pratica questo genere di coltura, si presta favorevole, il prodotto risponde abbondevolmente alle fatiche dell'agricoltore.   Il cultore di quest'ortaggio può calcolare da 250 a 350 franchi di prodotto netto per ogni biolca di terreno.   In pochissimo spazio di questo, e da quindici o sedici coltivatori di questa pianta, si può con tutta certezza asseverare, una rendita annuale non minore di 6.300 lire  con una produzione di circa 90.000 capolini.

La rendita notevole di questa coltivazione è evidente in quanto prodotta con l'utilizzo di poche biolche di terra.....e se paragonata a quella dei 400 quintali di frutta raccolti quello stesso anno, ma per un valore complessivo di sole 4.800 lire o ancora ai 600 q.li di farro prodotti con la semina di alcune centinaia di ettari di terreno e per sole 12.000 lire di reddito.

 (questa pubblicazione è stata ridata alle stampe nel 2010 per merito dello "studioso" e nostro emerito concittadino dott. Ercole Camurani)


***I MIEI RICORDI di bambino.***

Il "grande" zio Paolo ( classe 1860) è stato la mia  baby sitter ,in quanto allora non esistevano asili nido o scuole materne e mia mamma dovendo aiutare il papà nei lavori in campagna, quando era fuori casa, mi lasciava alle cure della zia CLELIA.
 Allora entrava in scena lo zio Paolo che mi "rubava" a sua sorella Clelia e mi portava con sé per boschi e campi, insegnandomi un po' di tutto :  a fare innesti e margotte)  a riconoscere le erbe selvatiche, o a pescare a mani nude  gamberi e pesci.
Mi ha trasmesso il suo sapere nel costruire le trappole per catturare la selvaggina con le trappole o a trovare i nidi degli uccelli e allevarne i piccoli.       Eravamo addirittura giunti ad avere un piccolo allevamento di tortore e fagiani che poi mia mamma vendeva al pollivendolo per soddisfare alle mie piccole spese....di solito l'acquisto di scarpe (che mi duravano sempre troppo poco.)
Zio Paolo mi ha insegnato anche a giocare a briscola e con la sgerla - "un antico ed ora dimenticato gioco della val Stirone" , oltre che a leggere, a scrivere e fare di conto.... tanto che il primo anno delle elementari, per non farmi "stufare" lo ho passato in buona parte..........a giocare a briscola con il marito della maestra.                 
Una volta al mese, Il giorno che in posta pagavano le pensioni, (l'ufficio postale era nel castello e confinava con  la scuola e la casa della maestra ), alla partita a briscola partecipava anche lo zio Paolo che da casa portava per lui e il marito della maestra "un fiaschetto di bianco - di quello dolce," mentre per me una tasca di noci o nocciole che
poi io dividevo con i miei compagni sotto l'occhio benevolo della maestra Rosa Bianchi.          

Fra le piante coltivate dallo zio Paolo in azienda, oltre alle viti vi erano diversi e vecchi alberi da frutto, sopratutto peri e meli, ma anche piante di varietà poco comuni come  cornioli, nespoli e diversi grossi cespugli che lo Zio chiamava al carciof dal Stiron (il carciofo dello Stirone.).
Mi raccontava che quando era ragazzo "le teste" di carciofo, negli alberghi di Salsomaggiore venivano pagate molto bene e perciò erano considerate.......dal magner par i siuri  ........................(cioè cibo per i Signori, infatti ricordava che i suoi genitori -
i miei bisnonni Francesco e Luigia - li andavano a vendere a Salso. portandoli nei cesti con il basul(*) e guadagnando per ogni viaggio molto più che a vendere addirittura qualche q.le di frutta, o una decina di litri di vino..... come descritto anche dal Rabbeno nelle
pubblicazioni tecniche sopra riportate. Tutto questo fin oltre il 1860, dopo di che la coltivazione sparì fino a far dimenticare alla gente comune la pianta che per fortuna venne mantenuta dai miei famigliari fino a quando con mio padre Angelo ne abbiamo ripreso la colt
Essendo le quantità limitate e destinate alla vendita diretta in azienda, occorre prenotare per tempo gli eventuali acquisti, contattandoci telefonicamente o tramite la pagina Contatti che si trova su questo sito.