insetti utili uccelli utili
AZIENDA AGRICOLA

Via Scipione Stirpi – Mirani, 161
43039 SALSOMAGGIORE T.
PARMA
Tel 0524 376130
E-mail: annamaria@colleriostirpi.it
emoschini@alice.it

P. IVA 02089560342

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

ATTIVITÀ

Percorsi che la nostra Fattoria Didattica propone di far conoscere ai visitatori:

>> i prodotti tipici del nostro territorio,

>> l’indispensabile opera di recupero delle varietà autoctone antiche delle piante da frutta e degli animali in pericolo di estinzione,

>> la necessità della salvaguardia delle biodiversità in contrasto con il costante aumento dell’uso degli OGM

>> i metodi per il recupero degli uccelli e degli insetti perduti, la costruzione dei loro nidi e ricoveri,

>> il mondo delle erbe selvatiche ed il loro utilizzo in cucina,

>> la riscoperta del farro, l’antico frumento dei nostri avi, e preparare la pasta con la vecchia macchina di “Nonna Papera”,

>> la storia millenaria della estrazione del sale a Salsomaggiore.

PERCORSI PROPOSTI

Diamo casa ai nostri amici alati.

Tante specie di uccelli non vivono più tra di noi perché non trovano un luogo adatto in cui costruire il nido, in quanto hanno bisogno di un foro in un albero o di una crepa in un muro, per poterlo costruire.
Scopriamo quanto sono utili nella lotta agli insetti nocivi, parassiti di frutta e verdura.
Nei vigneti e nei frutteti potremmo vedere le cassette nido e gli uccellini all’opera nel preparare la loro “casa” o nella cura dei pulcini, oppure intenti a rincorrersi fra i rami degli alberi alla ricerca degli insetti di cui si nutrono.
Costruire una casetta nido per cince, rampichini o upupe è facile e divertente. Ci proveremo utilizzando il cartone per poi farle in legno a casa o a scuola. Possiamo costruire nidi per pipistrelli, civette, rondini e rondoni o mangiatoie da apporre nel giardino in inverno per poi osservare gli uccellini mentre si cibano.
Andiamo quindi a conoscere, scegliere e disporre i cibi che servono in inverno per aiutare le diverse varietà di amici alati a superare i rigori del freddo.

Molto importante è anche la salvaguardia dei pipistrelli:

un pipistrello, in una notte, cattura oltre 1000 zanzare. Anche loro hanno bisogno di un rifugio e noi glielo possiamo dare.

Alla scoperta degli insetti perduti.

Trattamenti insetticidi inutili e dannosi e l’inquinamento hanno portato alla scomparsa di coccinelle, forbicine, bombi, osmie ed altri insetti utili. Impariamo a conoscerli per scoprire come aiutarli: coccinelle e forbicine sono “leoni” in miniatura che ci aiutano predando afidi, cocciniglie e larve di insetti dannosi. Se non abbiamo le api, che possiamo vedere in azienda, utilizziamo le osmie (insetti pronubi dette anche api solitarie) per impollinare i fori di alberi da frutto, olivi e verdure.
Paolo insegnerà come realizzare i loro ricoveri e nidi,  come utilizzarli poi nell’orto, nel giardino o nel frutteto e di cosa hanno invece bisogno in inverno per ritornare l’anno dopo.
Costruiamo con le canne di bambù i nidi per coccinelle, osmie e forbicine ed andiamo alla scoperta di quanto siano utili questi insetti nella lotta a afidi, cocciniglie, larve ed altri dannosi nemici di frutta e verdura.
Andiamo in questo modo a utilizzare le difese che la natura ci mette a disposizione per non creare danni irreparabili utilizzando antiparassitari chimici.

La frutta dei nostri bisnonni, gli ulivi antichi

Il recupero delle varietà di frutta antica è importante per mantenere la memoria del nostro passato e le biodiversità in agricoltura. In azienda sono state riprodotte e poste in coltivazione oltre 90 varietà diverse di frutta autoctona antica: peri, meli, ciliegi, susini, fichi, giuggioli, cornioli e viti. Andiamo alla scoperta degli ulivi autoctoni recuperati sulle nostre colline dove erano coltivati dal 1200 e sono oramai rimasti in pochissimi e vecchi esemplari. Dopo la visita al frutteto, uliveto e vigneto possiamo, in azienda con Enrico, imparare ad effettuare innesti, margotte o talee, per riuscire poi a casa a propagare le nostre piante: salvia, lavanda, rosmarino o frutta. Perché in azienda si lavora per la salvaguardia di varietà di verdure, frutta ed ulivi autoctoni antichi oramai in via di estinzione?? Riflettiamo sull'importanza di questo lavoro di recupero delle biodiversità per mantenere la nostra memoria storica e non perdere un patrimonio inestimabile in pericolo di estinzione.

Il vigneto e il frutteto:

le piante e le erbe selvatiche.
Andiamo nel vigneto e nel frutteto a scoprire i nidi da noi costruiti per cinciallegre, cinciarelle, rampichini, coccinelle e forbicine, che ci danno un grosso aiuto contro gli insetti dannosi. Nel vigneto osserviamo le diverse fasi di crescita dell’uva: dalla fioritura, alla allegazione ed alla maturazione. Quando l’uva è matura possiamo anche raccoglierla e dopo in azienda fare “il sugo”. In cantina conosciamo le diverse fasi di lavoro che portano i golosi acini di uva a trasformarsi in fragrante vino. I vigneti e il frutteto, essendo sempre inerbiti, consentono di trovare tante varietà di fiori e piante erbacee, anche le siepi e i boschi confinanti ci permettono di raccogliere foglie, fiori e frutti per realizzare un piccolo erbario. Perché non pensare anche ad un erbario fotografico, in azienda sono disponibili molte foto digitali di piante e fiori rari.
Anna Maria vi insegnerà a riconoscere le erbe selvatiche, tanto utili alla nostra salute: dal latusen o grespino alle asprelle, dal cunfalon ai vartiss, ed a come utilizzarle al meglio in cucina per preparare ottimi piatti.

Le nostre terre e la storia …. del sale e del bosco ….

Ed ora un poco di storia del nostro territorio.
Facciamo una passeggiata fra i sentieri del bosco alla scoperta delle piante, dei fiori e di antiche storie di sale, briganti, fattucchiere e streghe. Nelle nostre vallate per millenni si è “coltivato” il sale utilizzando la legna dei boschi per bollire l’acqua. Prima le popolazioni Liguri ed Etrusche, poi i Galli Boi, i Romani ed infine i feudatari hanno per centinaia di anni prodotto sale con l’acqua che sgorgava in superficie spontaneamente sulle nostre terre. Poi vennero scavati i pozzi: tremendo era il pozzo della ruota, con i galeotti usati come schiavi, legati con catene al collo ed ai piedi, erano obbligati a far girare una grossa ruota per sollevare i secchi di acqua salsa dal pozzo sottostante. Chi riusciva a scappare dalle galere diventava “bandito” ed andava a rifugiarsi nei boschi sulle colline a vivere da ladrone a spese anche dei ricchi convogli dei proprietari dei pozzi del sale che andavano a derubare durante i viaggi di trasporto...
Chissà quanti salsesi sono pronipoti di quei briganti ??? noi di sicuro !!!
Una storia affascinante e ben poco conosciuta.

Mettiamo le mani in …… pasta

Conosciamo il FARRO;
un cereale molto antico.
Sembra che il luogo di origine di questo cereale sia stata la Palestina, da qui si è poi diffuso in Egitto (è stato trovato nelle tombe egizie) e in Siria (è citato già nelle opere di Omero). Si ritiene che questo frumento primitivo si sia diffuso in molte regioni dell'Europa occidentale durante l'età della pietra. Per secoli il farro è stato l'alimento base degli antichi abitanti italici : Etruschi, Latini, Umbri, Sabini e Volsci. Dai Romani era considerato un bene molto prezioso, fungeva infatti da merce di scambio e partecipava al rituale del matrimonio.
Da questo cereale coltivato per millenni si sono in seguito ricavati tutti i tipi di frumento oggi coltivati e che lo hanno soppiantato in quanto più produttivi.
Adesso tutti attorno al tavolo ad impastare la farina di Farro per preparare la sfoglia e poi fare le tagliatelle, i fidlen, i pisarej e altri tipi di pasta con la vecchia macchina “Nonna Papera”.
Dopo il “polveroso” lavoro di pastaio possiamo andare a visitare i campi coltivati a farro e frumento per conoscerlo in prima persona.

Laboratorio del gusto.

Uva, frutta, olio, olive, miele, polline.
Scopriamo i diversi gusti e mettiamoli a confronto: una mela di varietà antica con una più recente, le varie varietà di uva o di olive, il confronto degli oli, il miele e il polline.

I Tacchini di Parma e Piacenza – Il Tacchino del Ducato

Nel secolo scorso, nelle nostre province, si sono estinte molte razze di animali autoctoni presenti da secoli ed altre sono tuttora a rischio, fra queste anche il nostro Tacchino ridottosi negli ultimi anni a poche decine di esemplari. In questi anni in azienda, oltre al recupero delle frutticole, abbiamo iniziato l’allevamento di questo Tacchino in quanto riteniamo che il recupero delle razze animali e delle varietà vegetali in via di estinzione sia non solo un dovere, bensì un obbligo per tutti.

La storia del “pitt”.
Il Tacchino di Parma e Piacenza, denominato ora anche Tacchino del Ducato, venne probabilmente importato dalla Spagna durante la dominazione Borbonica nel secolo XVI. Ne è testimone il cuoco Carlo Nascia, entrato nel 1659 al servizio del duca Ranuccio II Farnese, che nel suo “ricettario” del 1680 riporta dodici ricette sul tacchino chiamato “pitto” o “pittino”. Infatti nel nostro dialetto questo tacchino veniva, dai nostri vecchi contadini chiamato “al pitt”.
Questa razza di tacchino, diffuso soprattutto nell’areale posto attorno al confine fra le province di Parma e Piacenza, era allevato in quantità fino attorno agli anni ’70 praticamente in tutte le fattorie. Anche la mamma Ida e la suocera Franca lo allevavano in branchi numerosi. Successivamente venne soppiantato da altre razze di tacchini cosiddette “pesanti” in quanto queste raggiungono pesi ben superiori a quelli del tacchino di Parma e Piacenza che a 8/9 mesi di età pesa dai 4,5 ai 6/7 kg. Le tacchine sono poi ottime “mamme” perché covano, senza problemi, anche uova di altre razze di avicoli e ne allevano amorevolmente i pulcini.
Nella nostra azienda siamo passati dalle poche unità degli anni scorsi ad allevarne nel 2010 un branco formato da oltre 30 esemplari, tanto da riuscire anche a produrne per la vendita. L’importante ora è continuare in questo lavoro di recupero per raggiungere un numero di capi allevati che scongiuri per sempre il rischio dell’estinzione.
Quando si perde una varietà di frutta o un animale si perdono certamente per sempre delle biodiversità del nostro territorio ma soprattutto perdiamo una parte della nostra storia e quindi di noi stessi.




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l'Azienda Agricola Colle Rio Stirpi di Moschini si occupa del recupero e dell'allevamento di insetti e uccelli utili all'agricoltura
Note:
>> Le attività didattiche sono rivolte sia ai bambini che agli adulti.

>> I percorsi possono sovrapporsi o interagire in funzione delle preferenze dei visitatori.

>> I visitatori devono dotarsi di pantaloni lunghi, apposite calzature e di cappello per la protezione dai raggi solari.

>> Eventuali intolleranze alimentari devono essere preventivamente comunicate al referente dell'azienda.

>> In azienda possono essere introdotti animali solo su autorizzazione dei titolari.