Azienda Agricola Moschini - laboratorio del gusto Azienda Agricola Moschini - salvaguardia della natura
AZIENDA AGRICOLA
 

Via Scipione Stirpi – Mirani, 161
43039 SALSOMAGGIORE T.
PARMA
Tel 0524 376130
E-mail: annamaria@colleriostirpi.it
emoschini@alice.it

P. IVA 02089560342

laboratorio del gusto
Prodotti della nostra azienda
 
laboratorio del gusto
Produzione vino e miele
 
salvaguardia della natura
Nespolo
 
 

AZIENDA AGRICOLA dal 1814  *** agricoltore custode***

DATI GPS : lat. 44.8183121 ---- lon. 9.9825123  --- indicare.....strada molino

AGRITURISMO con FATTORIA DIDATTICA  per RAGAZZI e ADULTI

>>AGRITURISMO<<   

>>>>  Da noi per FERRAGOSTO  oltre ad aria  fresca e panorama super troverete  :


 **Aperitivo con il Bianc dal Pret,

**Salumi nostrani misti con contorno di Carciofo di Salso sott'olio e Olive di Scipione in salamoia,

**Focaccia rustica e Torta salata al Carciofo di Salso,

** Crespelle ai Vartiss e Lasagna di Farro in chicchi ,

**Arrosto alla salsa di noci e Costine con le Verdure del nostro orto al forno,



**Dolci di Annamaria e Caffè con i nostri Digestivi, fra cui il mitico Olivello

** Vini della nostra Azienda Agricola

>>> alla riscoperta dei vecchi perduti sapori  della biodiversità   VAL STIRONE<<<

**IL VECCHIO CARCIOFO della VAL STIRONE di SALSOMAGGIORE: giunto a noi dal l700 per merito dei miei "VECCHI"  che lo hanno molto coltivato nell'800 e poi sempre mantenuto in azienda

**L' OLIO  EXTRAVERGINE del DUCATO *SAPORE UNICO VECCHIO DI MILLE ANNI*: frantoiato solo dalle olive dagli antichi ulivi dell'Emilia, salvati e da noi reimpiantati.  

apertura domenica e festivi a mezzogiorno, sabato sera per gruppi,  per altri giorni previo accordo preventivo

>>FATTORIA DIDATTICA<<

>>>> I PERCORSI POSSIBILI :

> ALLA SCOPERTA del lavoro di recupero e salvaguardia della biodiversità agricola locale:

gli ulivi  del 1250,  il vecchio  carciofo autoctono  della Val Stirone di Salso, il farro, la frutta antica dei bisnonni: conosciamo la potatura, l'innesto e le margotte;

> VI INSEGNIAMO i metodi "naturali" di lotta agli insetti che infestano la casa o che danneggiano piante e frutti nell'orto e in giardino ed anche a costruire le casette nido per cinciallegre, codirosso e pipistrelli ;

> CONOSCIAMO la storia del Sale e dei Galli Boi, del Carciofo autoctono  di Salso e degli Ulivi impiantati sulle nostre colline mille anni fa;

**i percorsi di fattoria didattica sono disponibili sia per scuole che per adulti anche nel periodo invernale con l'uso di supporto informatico.

VI INVITIAMO per una giornata in AGRITURISMO con i percorsi di Fattoria Didattica

 ed ora un poco di storia dei nostri prodotti:   

IL VECCHIO CARCIOFO AUTOCTONO della Val Stirone di Salsomaggiore con Marchio De. C.O.

che oggi è ancora presente e coltivato solo nella nostra azienda agricola.

Questo ortaggio era molto coltivato nel 1800 tanto che Lorenzo Molossi nel suo Vocabolario Topografico del Ducato 1832-34 (edito dalla tipografia ducale-Parma), a pag. 476, descrivendo il territorio di Salsomaggiore  riporta che vi si coltivano molto i carciofi de' quali si fa spaccio all'estero.          I carciofi quindi erano coltivati in tale quantità che venivano venduti nei Ducati circostanti.       Della coltivazione dei carciofi nella valletta dello Stirone ne parla però con cura David Rabbeno nella pubblicazione "Modello di statistica comunale nel Regno dopo l'unità d'Italia"- Saggio di statistica comunitativa del comune Parmense di Salsomaggiore del 1861 (edito da tipografia Rossi-Ubaldi - Parma, con riedizione a cura di Ercole Camurani- edito da Mattioli 1885),dove a pag. 71  si legge......il carciofo che cresce prodigiosamente in alcune località.                   Nella piccola vallata dello Stirone e verso Cangelasio, i cappucci e i cavoli crescono in non comune grossezza e sapore. La coltivazione del carciofo è costosa e richiede maggior lavorazione che il mais; tuttavia quando il terreno su cui si pratica questo genere di coltura si presta favorevole, il prodotto risponde in modo abbondante alle fatiche dell'agricoltore.         Si può calcolare che da questo ortaggio si ricavino da 250 a 300 franchi di prodotto netto per ogni biolca di terreno, quindi in pochissimo terreno e da quindici o sedici coltivatori di questa pianta, si può con tutta certezza ricavare una rendita non minore di lire 6.300 per la sola produzione di Carciofi.       Da questi dati si evince che al tempo erano coltivate a carciofo circa 25/30 biolche di terreno.      Il Rabbeno riporta poi i dati avuti dai più accreditati possidenti del paese e dal Segretario Comunale dichiarando che    nel 1861,  si produssero 90.000 carciofi venduti  a 7 cent cadauno, quando un lt. di vino era pagato 6 cent e un kg di frutta 12 cent, il carciofo era quindi un prodotto molto valorizzato.               La nostra azienda si trova proprio fra la valletta dello Stirone e Cangelasio dove nell'azienda del nonno Enrico è nato mio padre Angelo.      Gli zii Paolo e Clelia,quando ero ragazzino, mi raccontavano di quando i loro genitori (i miei bisnonni) coltivavano anche i carciofi che poi vendevano direttamente a Salsomaggiore, perchè pagati molto bene.       Lo zio Paolo affermava infatti che i Carciofi erano "un magner par i siuri".  I bisnonni Francesco Palladini e Luigia Berzieri (cugina del famoso medico salsese scopritore delle proprietà terapeutiche delle acque termali) per portarli ai propri clienti, essendo i carciofi pieni di pericolose spine, usavano dei cesti di vimini (i cavagn), che poi  portavano a spalla con il "basul", che è un corto e curvo bastone con due tacche poste alle estremità per inserirvi i manici di cesti o secchi. Negli anni successivi inspiegabilmente la coltivazione del carciofo scomparve così come quella dell'ulivo e se ne perse addirittura la memoria, tanto che nessuno lega più la nostra zona alla coltivazione del carciofo     Noi siamo rimasti gli unici ancora ad averli e a coltivarli.      Infatti dai miei familiari vennero mantenuti e ancora coltivati: a Cangelasio dagli zii Maria e Taddeo, a Scipione dagli zii Paolo e Clelia e poi da mamma Ida e papà Angelo, che li utilizzavano tra l'altro anche per "recintare" l'orto ed evitare l'ingresso di animali che potevano creare danni alle verdure coltivate.         All'apertura dell'Agriturismo, volendo principalmente recuperare ed utilizzare i prodotti locali ne abbiamo ampliato la coltivazione in quanto lo Chef, la moglie Annamaria iniziò ad utilizzare i Carciofi oltre che sottolio anche in tante sue ottime preparazioni di primi e secondi piatti; una parte invece viene venduta direttamente in azienda.            I nostri Carciofi sono prodotti in regime di Agricoltura Biologica e lotta Integrata.        Attualmente ne abbiamo in coltivazione oltre 400 ceppi e quest'anno abbiamo raccolto oltre 4.500 capolini.       Certo è che questo carciofo mostra tante  diversità  dalle altre varietà coltivate: è innanzitutto molto resistente al freddo non subendo danni anche con inverni a temperature inferiori ai 17 gradi, diventa molto alto arrivando a superare i 2 (due) metri di altezza, ed una singola ceppaia produce anche più di 15/20 capolini.  L'esame del DNA ha evidenziato che è una varietà autoctona inseminatasi nei secoli con il cardo. 

***La FRUTTA AUTOCTONA ANTICA.

Oltre quindici anni fa abbiamo realizzato un frutteto con solo varietà di frutta autoctona antica delle nostre colline recuperando personalmente le marze  dalle piante madri per innestarle poi in azienda, in tutto, il frutteto e le piante sparse in azienda sommano ad oltre 200 alberi con circa 40 varietà diverse di pere, mele, susine e fichi, abbiamo recuperato anche due varietà di giuggioli oltre a vitigni come la "bianca dal pret" e la lugliatica.    Fra le tante varietà di pere abbiamo recuperato il pero Lauro, l'Angurien, Limone, Buter, Sburdacion o S.Pietro, Spadona estiva e invernale, Martin Sec, Russ, San Giovanni,Nigrer e Volpina, oltre al pero Colar o Niss (varietà a rischio estremo di estinzione o forse già estinta), di cui in azienda conserviamo due alberi che hanno oltre 200-250 anni di età, il pero Colar ha il Marchio De. C.O. del Comune di Salsomaggiore.                   Fra le varietà di mele recuperate abbiamo : Carera, Fiur da casa, Carla, Rosetta, Suca, Giasola, Barten, Ruggine, Verdon e Biancona, con diverse varietà di musone e cotogni sia a forma di pera che di mela.

***I VECCHI  ULIVI  del "DUCATO"..

Insieme alla raccolta delle varie tipologie di frutta abbiamo recuperato anche diverse varietà di ulivi autoctoni antichi delle colline del Ducato : Tabiano - Mulazzano - Viazzano - Cevola - Fornello - Nirano - Monte Riccio - Monte Locco - Vernasca- ed altre ancora.    Notizie certe in merito alla coltivazione dell'ulivo nell'Emilia occidentale si hanno a partire dall'editto promulgato nel 1258 dal Podestà di Parma Gilberto da Gente che rendeva obbligatorio per tutte le VILLE (cioè per tutti i paesi del Ducato la messa a dimora di almeno 20 ulivi in quell'anno e di altri 10 per tutti gli anni a venire.            Questo proprio in concomitanza con il periodo del cosidetto"caldo medioevale" durante il quale, dal IX al XIV secolo si assistette ad un generale innalzamento delle temperature sull'Europa, per cui la coltivazione dell'ulivo progredì facilmente sulle nostre colline.           L'editto venne emesso dal Governo perché in quel periodo, pur essendo molto difficoltoso avere l'olio a causa dei tanti pericoli che nascondevano le strade per raggiungere le distanti zone di produzione di Toscana e Liguria, vi fu un notevole aumento del consumo dello stesso essendo utilizzato nelle lampade per illuminare gli ambienti dei castelli,  i luoghi pubblici, come piazze e vie i palazzi del governo, oltre che le Chiese.            Queste furono le motivazioni per cui si diffuse sulle colline emiliane, a ridosso dei nuclei abitati posti nei pressi dei castelli e degli edifici religiosi, la coltivazione dell'ulivo con ampie superfici investite a tale coltura  fino a circa i 400 m. di altitudine.         Eccellente testimone di tali piantagioni di ulivi è sempre  il Vocabolario Topografico del Ducato, già menzionato a proposito del carciofo, nel quale a pag 506  è riportato......Scipione, villa posta sulla collina della costa destra dello Stirone e già florida d'ulivi.   Poi da metà del XIV secolo e fino al 1860 l'Europa fu investita dalla cosidetta "piccola era glaciale" che tra l'altro portò annate con inverni molto rigidi come nel 1709 quando si raggiunsero  per diverse volte i meno 20°C e nel 1816 dove non vi fu mai estate e nessun frutto maturò.   Questi lunghi periodi di gelo portarono gli ulivi alla morte e al loro posto continuò la cura della vite e del frumentone, il mais.  A  loro testimonianza sul territorio dell'ex Ducato restarono poche e disperse piante. Da queste, in collaborazione con il CRPV sono state ricavate le piantine utilizzate per realizzare il nostro uliveto e poi produrre  L'OLIO EXTRAVERGINE  DEL DUCATO. 
IL RECUPERO della BIODIVERSITA' AGRICOLA è OBBLIGO di TUTTI,  per NOI E' il LAVORO di TUTTI i GIORNI.
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Per prenotazioni: 0524 - 376130
Oppure: 333 31 76 818


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Pera Spadona San Germana
 
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I Sapori dell'Appennino Emiliano

Le video-interviste ai protagonisti del Paniere dei Parchi dell'Appennino Emiliano.
 

LA FATTORIA DIDATTICA OSPITA VISITE IN AZIENDA DURANTE TUTTO L'ANNO.

PERCORSI DIDATTICI PROPOSTI:

La salvaguardia dell'ambiente e delle biodiversità: frutta e ulivi autoctoni antici, uccelli e insetti utili nella difesa delle produzioni agricole, il riconoscimento dipiante, fiori ed erbe selvatiche.
Io recupero del vecchio tacchino di Parma e Piacenza
L'uso delle erbe selvatiche in cucina: buone, salutari e a basso costo.
L'allevamento delle api: oltre al miele, l'impollinazione ecc.
L'importanza delle osmie e la loro tutela.
Percorso del bosco e la storia del sale. Perchè la legna era tanto importante per produrre il sale? Salsomaggiore è stata per secoli la capitale della produzione del sale nelle nostre provincie. Il pozzo della ruota e le vecchie storie di streghe e fattucchiere.
Come vivevano i nostri nonni? Visitiamo la loro casa.
Andiamo alla scoperta del farro: il frumento coltivato da migliaia di anni ed ora in disuso.
Mettiamo le mani in pasta preparando con la farina di farro e la vecchia "nonna papera" le tagliatelle, i fidlen e le chicche della nonna.
Degustazione dei prodotti aziendali di stagione tra cui miele, frutta, ortaggi, vino, olio e olive.