Azienda Agricola Moschini - laboratorio del gusto Azienda Agricola Moschini - salvaguardia della natura
AZIENDA AGRICOLA
 

Via Scipione Stirpi – Mirani, 161
43039 SALSOMAGGIORE T.
PARMA
Tel 0524 376130
E-mail: annamaria@colleriostirpi.it
emoschini@alice.it

P. IVA 02089560342

laboratorio del gusto
Prodotti della nostra azienda
 
laboratorio del gusto
Produzione vino e miele
 
salvaguardia della natura
Nespolo
 
 

AGRITURISMO con RISTORANTE a SALSOMAGGIORE TERME

AZIENDA AGRICOLA dal 1814

agricoltore cutode

DATI GPS : lat. 44,825 ---- lon. 9,950  --- indicare.....strada molino
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AGRITURISMO con FATTORIA DIDATTICA
per RAGAZZI e ADULTI

>>AGRITURISMO<<

con PIATTI TIPICI   della VAL STIRONE

realizzati con i nostri prodotti aziendali:

farro in grani, farine di farro e di grano tenero, olio extravergine di oliva di varietà autoctone emiliane, carciofo di salsomaggiore, verdura e frutta autoctona antica,...... tutte varietà da noi recuperate.

apertura domenica e festivi a mezzogiorno, sabato sera per gruppi,  per altri giorni solo con accordo preventivo.

essendo i posti  limitati, si consiglia di prenotare con anticipo


Dopo pranzo oltre alla "pennichella" sotto al porticato, si può andare nel bosco dotato di percorso con radure e panchine, o fare...... un poco di fattoria didattica oppure visitare l'azienda.

>>FATTORIA DIDATTICA<<

PERCORSI di FATTORIA DIDATTICA:

> il recupero e  la salvaguardia della biodiversità agricola locale: gli ulivi  del 1250, il vecchio carciofo di Salso,il farro, la frutta autoctona antica;

> i metodi di lotta biologia e integrata applicati in azienda;

>alla scoperta dei metodi "naturali" di lotta agli insetti che infestano la casa o che danneggiano piante e frutti nell'orto e in giardino;

> la storia del Sale e dei Galli Boi, del Carciofo di Salso e degli Ulivi impiantati sulle nostre colline mille anni fa;

**i percorsi di fattoria didattica sono disponibili sia per scuole che per adulti anche nel periodo invernale con l'uso di supporto informatico.

anche quest'anno Vi invitiamo a

>>FATTORIE APERTE 2018<<

il 13 / 20/ 27 Maggio e 3 Giugno

programma:

ore 10,30 visita al frutteto ed all'uliveto di varietà autoctone antiche, a conoscere gli animali aziendali ed il vecchio carciofo della Val Stirone;

ore 12,30 pranzo in agriturismo con i prodotti aziendali (prenotazione obbligatoria)

ore 15,30 sotto al porticato andiamo a conoscere i metodi di lotta naturale per combattere gli insetti e gli animali dannosi di orto, frutteto e casa ed impariamo a costruire le trappole e i dissuasori per combatterli;

Per i ragazzi (su prenotazione) impariamo a costruire con il cartoncino le casette nido per pipistrelli, cinciallegre e codirosso;

in alternativa passeggiata nel percorso del bosco attrezzato con panchine o sulle carraie poderali.

In caso di cattivo tempo restiamo sotto al porticato per dedicarci ai temi dei percorsi di Fattoria Didattica.

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storia dei nostri prodotti :   

***Il CARCIOFO di Salsomaggiore

Questo ortaggio era molto coltivato nel 1800 tanto che Lorenzo Molossi nel suo Vocabolario Topografico del Ducato 1832-34 (edito dalla tipografia ducale-Parma)

>>>  a pag. 476, descrivendo il territorio di Salsomaggiore  riporta ...........I principali prodotti del suolo sono frumento,fava,spelta,granoturco, veccia,moco, uva, fieno, canapa,castagne, legne, ottime frutte di varie sorti.           Vi si coltivano molto i carciofi de' quali si fa spaccio all'estero; .......

   Della coltivazione dei carciofi nella valle dello Stirone ne parla poi con cura David Rabbeno nella pubblicazione "Modello di statistica comunale nel Regno dopo l'unità d'Italia"- Saggio di statistica comunitativa del comune Parmense di Salsomaggiore del 1861 (edito da tipografia Rossi-Ubaldi - Parma, con riedizione a cura di Ercole Camurani- edito da Mattioli 1885).

>>> infatti a pag. 71  si legge.........il carciofo che cresce prodigiosamente in alcune località.                   Nella piccola vallata dello Stirone e verso Cangelasio, i cappucci e i cavoli crescono in non comune grossezza e sapore.
La coltivazione del carciofo è costosa e richiede maggior lavorazione
che il frumentone medesimo; tuttavia quando il terreno su cui si pratica questo genere di coltura si presta favorevole, il prodotto risponde abbondevolmente alle fatiche dell'agricoltore. Può calcolare il cultore di questo ortaggio da 250 a 300 franchi di prodotto netto per ogni biolca di terreno, ed in pochissimo spazio di questo e da quindici o sedici coltivatori di questa pianta puossi con tutta certezza asseverare, che una rendita non minore di lire 6.300 in questo Comune dai soli carciofi si ricava.

Il Rabbeno riporta poi i dati avuti dai più accreditati possidenti del paese e dal Segretario Comunale dichiarando che    nel 1861,  si produssero 90.000 carciofi venduti  a 7 cent cadauno, quando un lt. di vino era pagato 6 cent e un kg di frutta 12 cent. 

...........La nostra azienda si trova proprio fra la valletta dello Stirone e Cangelasio dove nell'azienda del nonno è nato mio padre Angelo.  Gli zii Paolo e Clelia,quando ero ragazzino, mi raccontavano di quando i loro genitori (i miei bisnonni) coltivavano anche i carciofi per andarli a vendere a Salsomaggiore, che passando per le carraie dista poco più di un Km., perchè erano pagati molto bene.  Lo zio Paolo affermava quindi che i Carciofi erano 

un magner par i siuri.

Per trasportarli, essendo i carciofi pieni di pericolose spine, i nonni Francesco Palladini e Luigia Berzieri (cugina del famoso medico salsese scopritore delle proprietà terapeutiche delle acque termali) usavano dei cesti di vimini (i cavagn), che poi  portavano a spalla con il "basul", che è un corto e curvo bastone con due tacche poste alle estremità per inserirvi i manici di cesti o secchi.....   Poi inspiegabilmente la coltivazione del carciofo scomparve così come quella dell'ulivo e della frutta, tanto che se ne perse addirittura la memoria. 
Dai miei congiunti vennero però mantenuti: a Cangelasio dagli zii Maria e Taddeo, a Scipione dagli zii Paolo e Clelia e poi da mamma Ida e papà Angelo, che li utilizzavano anche per "recintare" l'orto ed evitare l'ingresso di animali che potevano creare danni.               All'apertura dell'Agriturismo ne abbiamo ampliato la coltivazione in quanto lo Chef, la moglie Annamaria iniziò ad utilizzare i Carciofi oltre che sottolio anche freschi in tante sue ottime preparazioni di primi e secondi piatti; una parte viene venduta direttamente in azienda, altri ad un agricoltore di Collecchio, così come anche la frutta autoctona antica, in quanto lo stesso opera nel settore della consegna a domicilio di frutta e verdura in cassette preconfezionate.             I nostri Carciofi sono prodotti in regime di Agricoltura Biologica.        Attualmente ne abbiamo in coltivazione oltre 250 ceppi.  

***La FRUTTA AUTOCTONA ANTICA.

Oltre dieci anni fa abbiamo realizzato un frutteto con solo varietà di frutta autoctona antica delle nostre colline recuperando personalmente le marze  dalle piante madri per innestarle poi in azienda, in tutto, il frutteto e le piante sparse in azienda sommano ad oltre 200 alberi con circa 40 varietà diverse di pere, mele, susine e fichi, abbiamo recuperato anche due varietà di giuggioli oltre a vitigni come la "bianca dal pret" e la lugliatica.    Fra le tante varietà di pere abbiamo recuperato il pero Lauro, l'Angurien, Limone, Buter, Sburdacion, Spadona e San Giovanni, oltre al per Colar o Niss (varietà a rischio estremo di estinzione o forse già estinta), di cui in azienda conserviamo due alberi che hanno oltre 200-250 anni di età.                Fra le varietà di mele recuperate abbiamo : Carera, Fiur da casa, Carla, Rosetta, Suca, Giasola, Verdon, Cudel, Ruggine, Biancona, diverse varietà di musone e cotogni sia a pera che a mela. 

***Gli ULIVI AUTOCTONI ANTICHI.

Insieme alla realizzazione del frutteto abbiamo recuperato anche diverse varietà di ulivi autoctoni antichi impiantati sulle nostre colline attorno all'anno 1250 su disposizione del Podesta di Parma.                Le piante oramai producono da alcunianni per cui ora produciamo olive in salamoia con  la varità Tabiano e olio extra vergine con  le varietà : Mulazzano - Viazzano - Cevola - Fornello - Nirano - Monte Locco - Monte Riccio- Orfana ed altre ancora.

La coltivazione dell'ulivo nella Pianura Padana è di norma tipica degli areali vicini ai grandi laghi del nord (Garda, Iseo, Maggiore) o al mare Adriatico, quindi in zone con un clima mitigato nel periodo invernale dalla presenza di questi grandi bacini.               Infatti l'ostacolo maggiore alla coltivazione dell'Olea europea (l'olivo) nei nostri areali è rappresentato dalle possibili e frequenti basse temperature anche se raggiunte per tempi brevi.             Le gelate con brina o peggio ancora con vetro- ghiaccio che persistono per ore o giorni sui rami delle piante, come spesso avviene nelle fredde giornate di nebbia della pianura padana, oltre a compromettere le gemme a fiore poste sulle piccole branche secondarie e quindi la fruttificazione dell'anno in corso, determinano anche il gelo dei rami più vecchi della chioma, spogliandola, infatti il gelo provoca la fessurazione della corteccia dei rami gelati che si distacca dal legno facendo seccare le branche e mettendo in sofferenza tutta la pianta che poi per riprendersi, se   mai vi riuscirà, impiegherà anni con gravissime perdite nella produzione di olive.

Le piante più piccole  possono gelare totalmente; vedi l'inverno 2011/2012 ... (che fù per l'Italia anche il catastrofico e insulso inverno del governo Monti-Fornero & Co.), quando per diversi giorni perdurò il gelò e gli ulivi soffrirono alquanto.

Notizie certe in merito alla coltivazione dell'ulivo nell'Emilia occidentale si hanno a partire dell'editto promulgato nel 1258 dal Podestà e Signore di Parma Gilberto da Gente che rendeva obbligatorio per tutte le VILLE (cioè per tutti i paesi del Ducato la messa a dimora di almeno 20 ulivi in quell'anno e di altri 10 per tutti gli anni a venire.     il caso volle che nel periodo compreso fra la metà del 1200 ed il 1400, si registrò un graduale innalzamento delle temperature su tutto l'ambito territoriale padano per cui la coltivazione progredì.           L'editto venne emesso perchè in quel periodo, pur permanendo molte difficoltà a reperire l'olio a causa del persistere della pericolosità delle vie di comunicazione con le alquanto distanti aree di produzione della Toscana, della Liguria e della riviera Adriatica; vi fu un consistente aumento del fabbisogno di olio con il diffondersi del suo utilizzo per illuminare gli ambienti privati di castelli e ville;  i luoghi pubblici come gli spazi pubblici, i palazzi del governo, oltre che i luoghi religiosi (chiese).        Queste furono le motivazioni per cui si diffuse sulle colline emiliane, a ridosso dei nuclei abitati posti nei pressi dei castelli e degli edifici religiosi, la coltivazione dell'ulivo con ampie superfici investite a tale coltura  fino a circa i 400 m. di altitudine        

Eccellente testimone di tali piantagioni di ulivi è sempre  il Vocabolario Topografico del Ducato -  1832/34 di Lorenzo Molossi  (già sopra menzionato a proposito dei carciofi) nel quale tra l'altro  è riportato quanto segue :

>> a pag. 476 ---SALSOMAGGIORE........oltre a' summentovati pozzi del sale sono da mentovare i terreni di qualità mediocre i cui principali prodotti sono frumento frumentone,fava, farro, uva, ottime frutte di varie sorti........ gli ulivi presentemente in poca quantità, potrebbero forse meritare le sollecitudini dell'agricoltore.........  

>> a pag. 506 ---SCIPIONE .....posto sulla costa destra dello Stirone, già florida d'ulivi



Per prenotazioni: 0524 - 376130
Oppure: 333 31 76 818


Fattorie Didattiche
 
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Ciliegie
 
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Zucche
 
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Pera Spadona San Germana
 
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I Sapori dell'Appennino Emiliano

Le video-interviste ai protagonisti del Paniere dei Parchi dell'Appennino Emiliano.
 

LA FATTORIA DIDATTICA OSPITA VISITE IN AZIENDA DURANTE TUTTO L'ANNO.

PERCORSI DIDATTICI PROPOSTI:

La salvaguardia dell'ambiente e delle biodiversità: frutta e ulivi autoctoni antici, uccelli e insetti utili nella difesa delle produzioni agricole, il riconoscimento dipiante, fiori ed erbe selvatiche.
Io recupero del vecchio tacchino di Parma e Piacenza
L'uso delle erbe selvatiche in cucina: buone, salutari e a basso costo.
L'allevamento delle api: oltre al miele, l'impollinazione ecc.
L'importanza delle osmie e la loro tutela.
Percorso del bosco e la storia del sale. Perchè la legna era tanto importante per produrre il sale? Salsomaggiore è stata per secoli la capitale della produzione del sale nelle nostre provincie. Il pozzo della ruota e le vecchie storie di streghe e fattucchiere.
Come vivevano i nostri nonni? Visitiamo la loro casa.
Andiamo alla scoperta del farro: il frumento coltivato da migliaia di anni ed ora in disuso.
Mettiamo le mani in pasta preparando con la farina di farro e la vecchia "nonna papera" le tagliatelle, i fidlen e le chicche della nonna.
Degustazione dei prodotti aziendali di stagione tra cui miele, frutta, ortaggi, vino, olio e olive.