Azienda Agricola Moschini - laboratorio del gusto Azienda Agricola Moschini - salvaguardia della natura
AZIENDA AGRICOLA
 

Via Scipione Stirpi – Mirani, 161
43039 SALSOMAGGIORE T.
PARMA
Tel 0524 376130
E-mail: annamaria@colleriostirpi.it
emoschini@alice.it

P. IVA 02089560342

laboratorio del gusto
Prodotti della nostra azienda
 
laboratorio del gusto
Produzione vino e miele
 
salvaguardia della natura
Nespolo
 
 

AZIENDA AGRICOLA dal 1814  *** agricoltore cutode***

DATI GPS : lat. 44,825 ---- lon. 9,950  --- indicare.....strada molino

AGRITURISMO con FATTORIA DIDATTICA
per RAGAZZI e ADULTI

>>AGRITURISMO<<

con PIATTI TIPICI   della VAL STIRONE

realizzati con i nostri prodotti aziendali:

farro in grani, farine di farro e di grano tenero, olio extravergine di oliva di varietà autoctone emiliane, carciofo della Val Stirone di Salso, verdura e frutta autoctona antica,...... tutte varietà da noi recuperate.

apertura domenica e festivi a mezzogiorno, sabato sera per gruppi,  per altri giorni solo con accordo preventivo

** a inizio pasto potete chiedere il servizio di "DOGGY BAG".**

essendo i posti  limitati, si consiglia di prenotare con anticipo

ATTENZIONE*****CI SONO TANTE VARIETA' DI FRUTTA IN MATURAZIONE CON VENDITA A........ KM ZERO

vi aspettiamo

NUOVO APPUNTAMENTO!!!!!

DOMENICA 14 OTTOBRE GIORNATA MONDIALE DELL'ALIMENTAZIONE F.A.O.:

organizzata da  REGIONE EMILIA ROMAGNA/ FATTORIE APERTE

alla raccolta delle olive antiche...... per fare l'olio della biodiversità

programma per una stupenda giornata all'aria aperta:

ore  9,30  accoglienza e presentazione dell'azienda-- distribuzione degli attrezzi per la raccolta delle olive;

ore 12,30 pranzo in agriturismo solo su prenotazione;

ore 15,00 ritorno in campo a raccogliere le olive; o in alternativa per i più stanchi andiamo a spasso nel percorso del bosco e per le carraie aziendali;

ore 18,00 saluti e "pagamento" del lavoro di raccolta effettuato con un bicchiere di "bianco di quello buono" e un pò di olive da portare a casa per fare la salamoia!!! .... la bella giornata trascorsa la forniamo gratis.

in caso di mal tempo facciamo fattoria didattica sotto al porticato per imparare tante cose nuove e sconosciute, utili per aiutare e salvaguardare l'ambiente che ci circonda

per partecipare occorre prenotare

>>FATTORIA DIDATTICA<<

*I PERCORSI :

> il recupero e  la salvaguardia della biodiversità agricola locale: gli ulivi  del 1250, il vecchio carciofo della Val Stirone di Salsomaggiore, il farro, la frutta autoctona antica;

> i metodi di lotta biologia e integrata applicati in azienda;

>alla scoperta dei metodi "naturali" di lotta agli insetti che infestano la casa o che danneggiano piante e frutti nell'orto e in giardino;

> la storia del Sale e dei Galli Boi, del Carciofo di Salso e degli Ulivi impiantati sulle nostre colline mille anni fa;

**i percorsi di fattoria didattica sono disponibili sia per scuole che per adulti anche nel periodo invernale con l'uso di supporto informatico.

 prenotate per trascorrere una giornata in AGRITURISMO con i percorsi di Fattoria Didattica

 ed ora la storia dei nostri prodotti........... :   

***Il CARCIOFO della Val Stirone di Salso con Marchio De. C.O.

che oggi è ancora presente e coltivato solo nella nostra azienda

Questo ortaggio era molto coltivato nel 1800 tanto che Lorenzo Molossi nel suo Vocabolario Topografico del Ducato 1832-34 (edito dalla tipografia ducale-Parma), a pag. 476, descrivendo il territorio di Salsomaggiore  riporta che vi si coltivano molto i carciofi de' quali si fa spaccio all'estero.          I carciofi quindi erano coltivati in tale quantità che venivano venduti nei Ducati circostanti.       Della coltivazione dei carciofi nella valletta dello Stirone ne parla però con cura David Rabbeno nella pubblicazione "Modello di statistica comunale nel Regno dopo l'unità d'Italia"- Saggio di statistica comunitativa del comune Parmense di Salsomaggiore del 1861 (edito da tipografia Rossi-Ubaldi - Parma, con riedizione a cura di Ercole Camurani- edito da Mattioli 1885),dove a pag. 71  si legge......il carciofo che cresce prodigiosamente in alcune località.                   Nella piccola vallata dello Stirone e verso Cangelasio, i cappucci e i cavoli crescono in non comune grossezza e sapore. La coltivazione del carciofo è costosa e richiede maggior lavorazione che il mais; tuttavia quando il terreno su cui si pratica questo genere di coltura si presta favorevole, il prodotto risponde in modo abbondante alle fatiche dell'agricoltore.         Si può calcolare che da questo ortaggio si ricavino da 250 a 300 franchi di prodotto netto per ogni biolca di terreno, quindi in pochissimo terreno e da quindici o sedici coltivatori di questa pianta, si può con tutta certezza ricavare una rendita non minore di lire 6.300 per la sola produzione di Carciofi.       Da questi dati si evince che al tempo erano coltivate a carciofi circa 25/30 biolche di terreno.      Il Rabbeno riporta poi i dati avuti dai più accreditati possidenti del paese e dal Segretario Comunale dichiarando che    nel 1861,  si produssero 90.000 carciofi venduti  a 7 cent cadauno, quando un lt. di vino era pagato 6 cent e un kg di frutta 12 cent, il carciofo era quindi un prodotto molto valorizzato.               La nostra azienda si trova proprio fra la valletta dello Stirone e Cangelasio dove nell'azienda del nonno Enrico è nato mio padre Angelo.      Gli zii Paolo e Clelia,quando ero ragazzino, mi raccontavano di quando i loro genitori (i miei bisnonni) coltivavano anche i carciofi che poi vendevano direttamente a Salsomaggiore, perchè pagati molto bene.             Lo zio Paolo affermava infatti che i Carciofi erano "un magner par i siuri".  I bisnonni Francesco Palladini e Luigia Berzieri (cugina del famoso medico salsese scopritore delle proprietà terapeutiche delle acque termali) per portarli ai propri clienti, essendo i carciofi pieni di pericolose spine, usavano dei cesti di vimini (i cavagn), che poi  portavano a spalla con il "basul", che è un corto e curvo bastone con due tacche poste alle estremità per inserirvi i manici di cesti o secchi. Negli anni successivi inspiegabilmente la coltivazione del carciofo scomparve così come quella dell'ulivo e se ne perse addirittura la memoria, tanto che nessuno lega più la nostra zona alla coltivazione del carciofo     Noi siamo rimasti gli unici ancora ad averli e a coltivarli.      Infatti dai miei familiari vennero mantenuti e ancora coltivati: a Cangelasio dagli zii Maria e Taddeo, a Scipione dagli zii Paolo e Clelia e poi da mamma Ida e papà Angelo, che li utilizzavano tra l'altro anche per "recintare" l'orto ed evitare l'ingresso di animali che potevano creare danni alle verdure coltivate.             All'apertura dell'Agriturismo, volendo principalmente recuperare ed utilizzare i prodotti locali ne abbiamo ampliato la coltivazione in quanto lo Chef, la moglie Annamaria iniziò ad utilizzare i Carciofi oltre che sottolio anche in tante sue ottime preparazioni di primi e secondi piatti; una parte invece viene venduta direttamente in azienda.            I nostri Carciofi sono prodotti in regime di Agricoltura Biologica e lotta Integrata.        Attualmente ne abbiamo in coltivazione oltre 250 ceppi e quest'anno abbiamo raccolto oltre 3.000 capolini.       Certo è che questo carciofo mostra tante  diversità  dalle altre varietà coltivate: è innanzitutto molto resistente al freddo non subendo danni anche con inverni a temperature inferiori ai 17 gradi, diventa molto alto arrivando a superare i 2 (due) metri di altezza, ed una singola ceppaia produce anche più di 15/20 capolini.      Probabilmente la sua presenza ormai da molti secoli nel nostro areale ne ha modificato i caratteri.       Stiamo valutando la possibilità di far eseguire indagini ed esami specifici per scoprirne i segreti. 

***La FRUTTA AUTOCTONA ANTICA.

Oltre dieci anni fa abbiamo realizzato un frutteto con solo varietà di frutta autoctona antica delle nostre colline recuperando personalmente le marze  dalle piante madri per innestarle poi in azienda, in tutto, il frutteto e le piante sparse in azienda sommano ad oltre 200 alberi con circa 40 varietà diverse di pere, mele, susine e fichi, abbiamo recuperato anche due varietà di giuggioli oltre a vitigni come la "bianca dal pret" e la lugliatica.    Fra le tante varietà di pere abbiamo recuperato il pero Lauro, l'Angurien, Limone, Buter, Sburdacion o S.Pietro, Spadona estiva e invernale, Martin Sec e San Giovanni, oltre al pero Colar o Niss (varietà a rischio estremo di estinzione o forse già estinta), di cui in azienda conserviamo due alberi che hanno oltre 200-250 anni di età, il pero Colar ha il Marchio De. C.O. del Comune di Salsomaggiore.                   Fra le varietà di mele recuperate abbiamo : Carera, Fiur da casa, Carla, Rosetta, Suca, Giasola, Verdon, Cudel, Barten, Ruggine, Biancona, diverse varietà di musone e cotogni sia a pera che a mela.

***Gli ULIVI AUTOCTONI ANTICHI.

Insieme alla realizzazione del frutteto abbiamo recuperato anche diverse varietà di ulivi autoctoni antichi dell'Emilia.  Le piante producono da diversi anni per cui abbiamo olive in salamoia con  la varità Tabiano e olio extra vergine con  le varietà : Tabiano - Mulazzano - Viazzano - Cevola - Fornello - Nirano - Monte Locco - Monte Riccio- Orfana-Vernasca ed altre ancora.

Notizie certe in merito alla coltivazione dell'ulivo nell'Emilia occidentale si hanno a partire dell'editto promulgato nel 1258 dal Podestà di Parma Gilberto da Gente che rendeva obbligatorio per tutte le VILLE (cioè per tutti i paesi del Ducato la messa a dimora di almeno 20 ulivi in quell'anno e di altri 10 per tutti gli anni a venire.              Questo, per pura fortuna proprio in concomitanza con il periodo del cosidetto"caldo medioevale" durante il quale, dal IX al XIV secolo si assistette ad un generale innalzamento delle temperature sull'Europa, per cui la coltivazione dell'ulivo progredì molto rigigliosamente sulle nostre colline.           L'editto venne emesso dal Governo perchè in quel periodo, pur essendo molto difficoltoso avere l'olio a causa dei tanti pericoli che nascondevano le strade per raggiungere le distanti zone di produzione di Toscana e Liguria,vi fu un notevole aumento del consumo dello stesso essendo utilizzato nelle lampade per illuminare gli ambienti dei castelli,  i luoghi pubblici, come piazze e vie i palazzi del governo, oltre che le Chiese.            Queste furono le motivazioni per cui si diffuse sulle colline emiliane, a ridosso dei nuclei abitati posti nei pressi dei castelli e degli edifici religiosi, la coltivazione dell'ulivo con ampie superfici investite a tale coltura  fino a circa i 400 m. di altitudine.           Eccellente testimone di tali piantagioni di ulivi è sempre  il Vocabolario Topografico del Ducato -  1832/34 del Molossi nel quale a pag 506 è riportato che la collina della villa di Scipione posta sulla costa destra dello Stirone era florida d'ulivi.        La collina di Scipione, quella di Vigoleno e parte di Cangelasio erano quindi ricoperte di rigogliosi ulivi come riporta anche una cartina detenuta dai frati di Chiravalle della Colomba ad Alseno.    Purtroppo da metà del XIV secolo e fino al 1860, l'Europa venne investita dalla cosidetta "piccola era glaciale" che tra l'altro portò annate con inverni molto rigidi come nel 1709 quando si raggiunsero temperature anche inferiori a  meno 20 °C.      Queste temperature causarono il gelo e la morte delle piante di ulivo per cui gli agricoltori ne abbandonarono la coltivazione in favore della vite o del mais, anche in forza del fatto che i nostri trisavoli non utilizzavano l'olio per scopi alimentari avendo a disposizione i grassi derivati dal maiale:  il lardo e lo strutto e dal latte:  il burro .         La coltivazione dell'ulivo quindi non riprese più vigore e rimasero a sua testimoniaza solo pochi e abbandonati alberi, dispersi sul territorio del Ducato, da questi vetusti "testimoni" con il metodo della talea verde abbiamo ricavato gli alberelli utilizzati per piantumare il nostro uliveto, che quindi è composto solo ed esclusivamente da varietà autoctone antiche locali, a differenza di altri impianti della zona realizzati con essenze toscane e liguri. 

Questo significa lavorare sul serio per il recupero e la difesa della biodiversità